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Daily life in OmanLa mia vita a contatto con gli studenti arabi alla ricerca della loro creatività.

21 Marzo 2012
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Volevo stare con lui. Volevo che la nostra vita prendesse forma insieme, nonostante le opportunità lavorative ci trovassero sempre lontani.

Designer io, ingegnere lui, entrambi di Roma e grandi viaggiatori. Dopo 3 anni decisi di raggiungerlo in Oman e trovare lì una strada per la mia professione. Ho iniziato a lavorare presso un College Universitario, insegnando, in lingua inglese, a classi miste di studenti arabi la materia dell'arte e del design, con la stessa passione che abbiamo noi italiani da sempre. Per loro ero Miss Roberta, una giovane ragazza che veniva dall'Italia: "Where art and colour are same as food for people". I miei studenti mi hanno adorata, per il mio sorriso, l'ottimismo e la grinta, la sensibilità e l'empatia, la forza che c'era dietro ad un tale progetto di vita. Io li ho adorati per la loro voglia ma incapacità di comunicare, bloccati dietro quei limiti imposti. La loro cultura restrittiva e i loro diritti da sudditi difficilmente permettono lo sviluppo di una mente curiosa e creativa, poiché alcune forme di arte sono vietate e casa e lavoro sono realmente un diritto. Così, nonostante io abbia messo tutta la mia luce nell'insegnamento, nel miglioramento dell'immagine grafica del College, nel progetto editoriale "The Bayan Post", che supportava la voce degli studenti, nell'apprendimento della meravigliosa scrittura araba e nell'approfondimento della loro cultura, arrivò il tempo di fare i conti con ciò che mi mancava.

Ero circondata da una diffusissima non-cultura (poche librerie scarse di materiale, poche e minuscole gallerie d'arte) e soprattutto da una non cultura dell'estetica. La ricerca del bello, come noi lo intendiamo, non è cosa comprensibile. Ero circondata da uomini arabi che si imponevano sulle donne e da uomini occidentali, anche italiani che, vivendo un ruolo di potere, avevano assunto atteggiamenti simili e perso l'amore, quello vero.

Durante il 150esimo Anniversario dell'Unità d'Italia guardai le celebrazioni in televisione. Io ero fiera. Ma di che cosa se non ero mai stata così patriottica? In un attimo percepii l'importanza di tutta la nostra storia. Vivevo in un Paese con una cultura completamente differente e, seppur bellissimo, negava quella libertà di usi e costumi che noi avevamo conquistato. In un attimo avevo riconsiderato il valore del mio Paese e un immensa gratitudine per essere ciò che sono. In Oman avevo un buon lavoro, ben pagato, una casa, una vita tranquilla, l'uomo che desideravo accanto a me. Mi mancava la libertà personale, ed anche, la libertà di vivere in un ambiente che riflettesse la mia passione e la mia voglia di conoscere. Mi mancava il nutrimento per la vita creativa.

A trent'anni appena compiuti, ho scelto di tornare in Italia, in un periodo difficilissimo. Con una grande esperienza alle spalle, ho scelto di dare il giusto valore alla mia cultura e di non lasciare che tutto il mio sapere svanisse per una vita facile. Ho scelto di provarci, ripartendo da qui. Ho scelto di centrarmi, ripartendo da me. Ho scelto di dare valore alla ricchezza delle persone che ho vicino. Ho accettato che l'uomo che amavo non fosse più lo stesso, trasformato da dinamiche sociali estreme, e l'ho lasciato andare via. Ho scelto di raccontare la mia storia con l'augurio, per chi scelga di vivere in quei luoghi, di mantenere sempre il cuore caldo e non dimenticare mai le radici. L'Italia è una grande mamma, con i suoi difetti, molti pregi e tanto calore, che culla con la sua cultura.

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