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Come si dice Molise in cinese?Vivere nell'estremo oriente

23 Maggio 2012
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Rossella è laureata in Lingue all'Università degli studi di Napoli “L'Orientale”. Dopo una breve esperienza a Berlino, ha deciso di trasferirsi in Cina, precisamente a Kunming, detta anche la città dell'eterna primavera per insegnare inglese e proseguire i suoi studi in lingua e cultura cinese.

Da Vinchiaturo, un piccolo centro del Molise, fino in Cina. Una scelta coraggiosa...

In Cina ci sono moltissime persone, più di quante si creda, che fanno ogni giorno scelte molto più coraggiose della mia. Detto questo, ciò che mi ha portato qui sono fondamentalmente i miei studi, ma soprattutto la passione per i costumi orientali.
La Cina rappresenta, in un certo senso, l'estremo opposto della civiltà occidentale ed è proprio questo l'aspetto che più mi affascina di questo paese. Riuscire a parlare fluentemente una lingua così lontana dalla mia e conoscere profondamente questa cultura rappresenta una sfida a cui non posso resistere.

La Cina ha una cultura millenaria e misteriosa. Qual è la scoperta più interessante che hai fatto in questo paese?

L’opinione diffusa che si ha della Cina in occidente spesso non combacia affatto con la realtà. Più che misteriosa, definirei la Cina come un paese difficile da capire. È come un immenso puzzle fatto di milioni di micro realtà. Inoltre, ai cinesi poco importa di queste differenze e della loro cultura millenaria. La loro società oggi è per molti aspetti simile a quella che poteva essere l’America degli anni ’50, con le dovute differenze.
Inoltre, l’isolamento quasi totale provocato dalla “Rivoluzione Culturale” degli anni '60 ha purtroppo influenzato negativamente anche le generazioni contemporanee. I giovani in genere non danno nessuna importanza al loro passato culturale e storico. Un esempio ne è il progressivo decadimento dell’opera di Pechino, un’espressione raffinatissima del pensiero cinese antico, ormai quasi perduta.
È rarissimo poter assistere ai costosi spettacoli che, per lo più, si trovano solo in pochi teatri della capitale. Persino l'arte della scrittura sta per andare persa. I giovani ormai usano solo computer e cellulari per scrivere in ideogrammi, trovando molta difficoltà a tratteggiare persino caratteri che usano nella lingua di tutti i giorni.

Cosa ti manca di più dell'Italia?

La risposta è ovvia: il cibo! A parte questo, mi mancano molto i miei amici e in generale il calore umano del nostro paese. Soprattutto mi manca la possibilità di parlare nella mia lingua e nel mio dialetto. A volte anche esprimere un semplice pensiero può essere difficilissimo, le nostre sono culture davvero lontane.
Per dirla con un'espressione cinese tipica: tante volte, quando parlo con qualcuno, mi sembra di “suonare il flauto a un bue”. Nonostante tutto non credo di tornare presto in Italia, almeno non prima di aver raggiunto tutti i miei obiettivi.

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