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Martina BussiNel cuore della danza contemporanea

09 Agosto 2012
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Martina Bussi è una danzatrice italiana che a 19 anni ha lasciato Torino per tentare il sogno della danza professionista a Londra. Il suo sogno, a quanto pare, si è realizzato, ma il suo viaggio è solo all'inizio...

1- Quando e come hai deciso di diventare danzatrice? E qual è stato il momento in cui hai capito che c'eri riuscita?

Un momento in particolare è ancora vividissimo nella mia memoria: ero all'asilo e mi portarono a vedere il balletto "La bella addormentata nel bosco". Fu come una folgorazione! Ma è stato a 14 anni che ho deciso che quello era il mio destino: avevo lasciato la danza per un paio di anni e nel vano tentativo di emulare il mio papà pallavolista, ma continuavo a piroettare qua e là, finché mia madre non mi ha convinto a ritornare a scuola di danza... ho capito subito che quella era la mia strada.
Da quel momento ho dedicato ogni momento libero delle mie giornate agli allenamenti e a 21 anni ho vinto una borsa di studio per entrare in una prestigiosa accademia di danza londinese chiamata: London Contemporary Dance School.

Un anno dopo ero in apprendistato con una compagnia professionistica e dal 2008 ho lavorato a tempo pieno come danzatrice con diverse compagnie in Inghilterra. Sicuramente il momento in cui ho capito che ce l'avevo fatta è stato il giorno in cui ho firmato il mio primo contratto. Un momento davvero emozionante!

2- Perché hai scelto l'Inghileterra come luogo dove vivere e lavorare? E qual è la maggior differenza tra i due paesi? Cosa ti manca dell'Italia e cosa non ti manca per niente?

Inizialmente ho scelto l'Inghilterra perché offriva un livello di training che in Italia non era accessibile. Purtroppo l'Italia manca ancora di strutture adeguate a fornire una formazione professionale nel campo della danza contemporanea.
In Inghilterra ho avuto accesso ad un'accademia, la London Contemporary Dance School, che non solo mi ha formato come danzatrice ma mi ha anche permesso di ottenere qualifiche di tipo universitario, riconosciute a livello internazionale.

Successivamente ho deciso di rimanere per il semplice fatto che in Inghilterra ci sono i fondi necessari per creare danza e mantenere compagnie di alto livello. La competizione per il lavoro è elevata ma le possibilità sono molteplici.
In Italia in questo momento per i danzatori non ci sono chances. I fondi scarseggiano e raramente vengono indirizzati alla danza. Per noi danzatori emigrare è quasi una scelta obbligata.

Dell'Italia, da buona italiana, mi manca tutto o quasi! Mi manca il sole, il cibo, la lingua e le persone. Le relazioni tra connazionali sono molto diverse da quelle che si possono instaurare tra persone di culture diverse. Nonostante io abbia molti amici inglesi e stranieri, gli italiani continuano ad essere i miei punti fermi anche qui in Inghilterra... E’ una questione di lunghezza d'onda, di velocità di linguaggio, di usanze condivise e di amore per la propria terra.

3- Secondo te c'è una caratteristica o un aspetto dell'essere italiani, che ti ha in qualche modo privilegiata o che ti rende speciale nel contesto in cui lavori?

Sicuramente la formazione di base che ho ricevuto nella danza mi ha privilegiata. Il ruolo che le piccole scuole di danza a livello territoriale svolgono nella formazione dei danzatori è davvero impressionante.
Nell'accademia dove ho studiato a Londra il livello di entrata degli studenti italiani era molto elevato. Un motivo in più per dispiacersi della necessità per molti giovani danzatori di lasciare il Paese in cerca di strutture adeguate al proprio sviluppo professionale. Dell'essere italiani la cosa che viene apprezzata di più è sicuramente la nostra passione, la vitalità, e l'energia che mettiamo in ogni cosa che facciamo, anche a costo di essere un po' derisi per essere oltremodo passionali o rumorosi.
Nel mio caso mi è stato detto più volte che l'essere "mediterranea" traspare nel modo in cui approccio teatralmente ogni lavoro coreografico. Il nostro "calore" anche a livello artistico è particolarmente apprezzato, soprattutto nei paesi del nord.

4- L'ultima avventura la stai vivendo con Motionhouse e lo spettacolo “The Voyage”: qual è il concept dello spettacolo e come sta andando?

Motionhouse ha di recente aperto il Festival Culturale Olimpico con un enorme spettacolo all'aperto nel centro di Birmingham, chiamato “The Voyage” (21-24 Giugno 2012). Una nave a grandezza naturale è stata costruita per ospitare l'enorme cast che ha preso parte nel progetto. Oltre a Motionhouse , hanno partecipato allo spettacolo 150 ragazzini delle scuole di danza della regione, un'orchestra, un coro gospel di 25 elementi, e i nostri partner nell'evento: la compagnia di danza aerea australiana “Legs on the Wall”.

“The Voyage” è stato un lavoro di enorme portata sia dal punto di vista dell'organizzazione e preparazione dei performers, sia dal punto di vista tecnico per la continua interazione con le proiezioni video che la produzione ha richiesto.
“The Voyage” ha voluto narrare e rappresentare le speranze e le aspirazioni di tutte le persone che intraprendono un percorso alla ricerca di qualcosa, come per atleti che tra pochi giorni popoleranno Londra per l'Olimpiade del 2012.
Lo spettacolo ha riscosso un enorme successo con una stima di circa 15000 spettatori nell'arco delle quattro serate.

5- Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il prossimo ottobre Motionhouse sarà in Cina con lo spettacolo "Scattered" e a seguire per due mesi da gennaio a febbraio 2013 saremo in un tournè negli Stati Uniti per poi iniziare la creazione di un nuovo spettacolo chiamato Broken nell'aprile 2013.

Beh Martina, ti auguriamo buon viaggio...

www.motionhouse.co.uk

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