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L'Italo canadese africanoCarlo Ghioni

14 Gennaio 2011
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Carlo Ghioni è un filmaker milanese che a 30 anni decide di lasciare il suo posto sicuro in Rai dove lavora come operatore di ripresa e di emigrare in Canada per produrre i suoi film. 10 anni dopo ci racconta il suo passato italiano, il suo presente canadese e il suo futuro africano.

Perché hai deciso di diventare un filmaker?
Dopo un po' che lavoravo nel cinema e in Tv, ho capito che raccontare le storie di altri autori e registi non mi interessava, avevo voglia di regalare le mie idee. Mi sono reso conto di questa mia esigenza mentre stavo lavorando su un film documentario teso a raccontare la Torino operaia popolare. E lì, come si dice in gergo, c'è stato il turning point della mia vita, lì ho deciso di auto-produrre le mie idee, i miei film.

Qual è la cosa che ti piace di più del tuo mestiere?
Che ogni progetto è nuovo, che si impara e ci si interroga costantemente, che si incontrano persone di mondi che ci sono sconosciuti, sia fra i collaboratori che fra i protagonisti, che ti arricchiscono, ti spingono a imparare e a capire le sfumature del mondo, a vederlo da un balcone diverso.

Perché hai scelto di andare all'estero?
Lessi un libro di Hillman "Codice dell'anima" parlava di come il contesto, la cultura e l'ambiente ci formano, ma che il tracciato non è definitivo, che esistono persone "di transizione" che portano la propria gens da un destino ad un altro; come forse si può intuire, la scelta era in qualche modo matura, Hillman mi fornì le parole per estrinsecare e ammettere quello che sentivo dentro. Ora, dopo 10 anni torno spesso in Italia come filmaker canadese, fa un po' ridere, ma è vero. Non credo tornerò mai definitivamente in questo paese, l'emigrazione è complessa ed è sicuramente un sentiero che non si può rifare al contrario.

Mi racconti l'ultimo progetto a cui hai lavorato?
Sono stato a Nairobi per girare un documentario, presso la MYSA, che è una scuola di calcio in un quartiere molto povero dove usano il calcio per attirare i ragazzini/e e dare loro una formazione. Il quartiere povero di Mathare è in condizioni di estrema povertà; funziona così: durante il campionato le squadre hanno 3 punti per ogni vittoria e 6 punti per ogni camion di spazzatura che riempiono al sabato; ogni sabato mattina vedi dei bimbi che indossano la maglietta della propria squadra, il proprio numero sulla spalle, con le cariole, inoltrarsi nella bidonville, e caricare , cariola dopo cariola, il camion, mentre l'allenatore prende nota, per la classifica. Spesso i bimbi mi prendevano per mano, ecco che dire - ogni altra parola temo sembri retorica. E poi sono stato al Burundi Film Center dove ho svolto un workshop di introduzione all'animazione, un esperienza molto intensa, ogni ragazzo che ha frequentato il corso ha girato un cortometraggio e senza avere mezzi, puoi immaginare quanto la cosa sia stata difficile ma allo stesso tempo intensa e creativa.

Come ti vedi tra 20 anni?
Mi piacerebbe insegnare in qualche Film Center in Africa con prezzi abbordabili per aiutare a sviluppare giovani talenti che non hanno i mezzi che abbiamo in Europa o in America.
Per guardare I trailer dei progetti di Carlo Ghioni http://www.youtube.com/user/ccarlito2001

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