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Amir IssaaIl giornalista di strada

12 Gennaio 2012
8957 visualizzazioni

Amir Issaa, 33 anni, romano, è il primo rapper italiano a comporre la colonna sonora per una commedia, attualmente nelle sale del nostro paese: "Scialla", scritto e diretto da Francesco Bruni, collaboratore di Paolo Virzì. Con un nuovo album in uscita, ci parla del suo passato, della musica, di suo padre, di un'etichetta indipendente che sta per fondare e di una promessa messa in rima, che intende mantenere.

Com'è avvenuto il tuo incontro con la musica?

Sono nato a Torpignattara, Roma. Mia madre era una donna delle pulizie, mio padre emigrato egiziano, andava e veniva dal carcere. Un giorno ho ascoltato il mio primo pezzo rap “Run D.M.C. - Mary Mary” e ho capito che potevo farlo anche io, anche se non avevo i mezzi economici e culturali per fare musica, potevo fare rap. La bellezza del rap è questa: anche se non conosco la musica, la faccio. La musica mi ha dato la possibilità di raccontarmi e quindi riscattarmi.

In che senso “riscattarti”?

Mio padre era spesso in carcere ed io ero molto piccolo, quando mi chiedevano che lavoro facesse, rispondevo che faceva il rappresentante di ceramiche e che stava sempre in giro. Non era vero, in realtà stava a Rebibbia ed io non avevo il coraggio di dirlo a nessuno. Sono riuscito a raccontare di mio padre solo grazie alla musica. Ho scritto “5 del mattino” dopo essere stato in carcere a trovarlo. La musica è riuscita a trasformare in arte, un'esperienza negativa. Non solo, è riuscita anche a rendermi vincente perché ho sempre creduto in quello che faccio. Sono diventato uno storyteller, un giornalista di strada, racconto le mie storie e le storie degli altri ed è quello che voglio fare. L'ho detto in “Vivo per questo”: amo l'hip hop e sarà hip hop finchè vivo.

Sei nato a Roma da padre egiziano: qual è il tuo rapporto con la tua nazionalità?

E' buffo perché il fatto di essere figlio di un immigrato mi ha reso simbolo di qualcosa che non mi appartiene molto. Ricordo che il mio primo videoclip lo volevano girare in Marocco ma non c’entrava davvero nulla con me. Ancora oggi mi chiamano ai dibattiti politici o mi fanno interviste chiedendomi la mia posizione sui temi legati all'immigrazione, ma capisci che io sono nato a Torpignattara, sono italiano, cosa mai posso raccontare sull'immigrazone? L'Italia deve cambiare il concetto culturale di cittadino italiano: ormai siamo frutto di integrazioni culturali diverse.

Ci dai qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?

A parte l'album nuovo in uscita, sicuramente condurrò di nuovo il corso presso l'Istituto Penitenziario Casal del Marmo, dove attiverò un percorso musicale con i ragazzi che stanno lì, l'ho già fatto l'anno scorso ed è un progetto a cui tengo molto, per tutta la storia legata a mio padre, come ti ho detto prima. E poi sto mettendo le basi per realizzare un progetto molto importante: fondare un'etichetta indipendente per aiutare i nuovi talenti emergenti. Vorrei aiutarli a muovere i primi passi dato che io ci sono passato, posso agevolarli. Poi oggi, grazie al web, è tutto molto più facile e diretto, non ci sono più le major di mezzo, puoi fare un pezzo, metterlo sul web e avere subito un responso, capire se il pezzo piace o meno. Ecco, in tutto questo meccanismo, vorrei un po' fare da guida, con la mia etichetta indipendente, appunto.

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