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Ci trasferiamo a Londra! Un piatto di pasta non si nega a nessuno, nemmeno a Londra

07 Febbraio 2012
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"Ci trasferiamo a Londra!". Era l’estate del 2010, l’anno dell’uscita del mio primo libro di cucina (Prova a dirlo con una cena - Trenta Editore).
Giusto il tempo di vedere la mia creatura sugli scaffali delle librerie del corso, firmare qualche dedica distratta e poi via, con pacchi e pacchettini in spalla, verso una vita nuova.

Vero che si tratta pur sempre di Europa, ma è altrettanto vero che il primo pensiero di un’italiana che venera la propria tradizione culinaria è di panico palpitante.
Come si tira a campare senza quei prodotti di prima necessità, chiamiamoli pure di sopravvivenza, quale pasta, Parmigiano, olio extra vergine di oliva, vino e caffè? Il tutto, superfluo precisare, di qualità accettabile? Poi mi sono detta per carità, posto che vai abitudini che trovi, in fondo non è la prima esperienza all’estero, ci adatteremo come già abbiamo fatto.

Ripensandoci, ho realizzato che allora avevamo 20 anni e non avevamo figli, insomma questa è tutta un’altra situazione e poi siamo italiani per dindirindina, a noi piacciono le cose fatte a regola d’arte, in particolare se si parla di buona tavola. Italians do it much better!

Con questa fiera convinzione stampata a fuoco sulla fronte, siamo atterrati in suolo britannico e l’impatto gastronomico è stato, come da copione, misero, che ti lascia quel retrogusto amarognolo d’insoddisfazione.

Nessuna identità in ristoranti o trattorie, solo catene standardizzate e tristemente rassicuranti in cui puoi trovare lo stesso identico prodotto in tutte le aree della città. Questo vuol dire piatti creati in catena di montaggio, funzionali si, ma asettici e senz’anima.
Al contrario, la prima spesa al supermercato è stata rincuorante e accogliente, infatti, in quest’era globalizzata enormi spazi sono dedicati a mettere in bella vista la nostra tanto rinomata e invidiata pasta. All’uovo, integrale, di grano duro, addirittura di kamut e tricolore, di forme varie ed eventuali. Un sollievo dalla visione celestiale che mi ha dato tregua. Almeno a casa nostra saremmo stati salvi.

Come si dice, Londra è la città multietnica per definizione e questo implica che i nostri amici d’oltre manica coprano un ventaglio di provenienza che raggiunge ogni angolo di mondo. Ed è qui che arriva la rivelazione.
Un pomeriggio, mia figlia si ferma per un playdate più cena da un’amichetta di scuola di origini indiane. Il mio primo pensiero è stato: arriverà a casa affamatissima, mia figlia non sopporta i sapori speziati. Al contrario, quella sera a cena c’era pasta con olio extravergine d’oliva e Parmigiano.

Incredibile, inimmaginabile, vuoi che la mamma indiana sia stata così accorta da cucinare un piatto tricolore, invece che un riso al curry, vista la nazionalità della sua piccola ospite? Indagando, è stata con grandissima sorpresa e stupore scoprire che la pasta al Parmigiano è il piatto preferito della famiglia indiana e a quanto pare quello preparato con più frequenza.
E’ buona, facile da mettere in tavola, delicata e salutare. Con il tempo, ho osservato che quello appena raccontato non è stato un caso isolato e che la scelta di cucinare pasta al Parmigiano come piatto quotidiano (o, come dicono gli inglesi “basic”) è un’abitudine adottata da tante famiglie, che siano inglesi o straniere da qualsiasi parte del mondo.

Trovare in terra forestiera i sapori della propria patria, delle proprie abitudini, ti rende orgogliosa, ti fa sentire al sicuro e afferma un concetto a noi caro, e cioè, che la pasta ha un potere magico, che seduce, avvicina e unisce. Un piatto di pasta non si nega a nessuno, è la soluzione ideale per condividere la semplicità di un’improvvisata e se te lo dice un indiano- o un cinese-londinese vuol dire che la pasta ha magicamente spifferato il suo segreto.
Mannaggia che pettegola!

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