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Il ritorno alle proprie origini italianeIntervista a Brenda Dionisi di «The Florentine»

19 Marzo 2012
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Tra i tanti emigrati a Firenze, una delle persone più consapevoli di come va l’Italia è senz’altro Brenda Dionisi, caporedattrice della rivista di lingua inglese «The Florentine» (www.theflorentine.net). Studenti Erasmus, emigrati di vecchia data e amanti dell’Italia in ogni parte del mondo si affidano a lei per scoprire le storie e le notizie sul Belpaese. Ma chi è la donna dietro a «The Florentine» e in che cosa consiste la sua “esperienza italiana”?

Dionisi - il cognome la dice lunga. Dov’è cresciuta e quali sono le sue origini?
Sono nata e cresciuta a Toronto, in Canada, ma sono di famiglia italiana. Tutti e quattro i nonni venivano dal piccolo villaggio di Pietracamela, alle falde del Gran Sasso in Abruzzo. Negli anni ’50 metà del villaggio è emigrato in Canada in cerca di lavoro e di una vita migliore. La famiglia di mia madre è finita a Montreal, quella di mio padre a Toronto ma, per pura coincidenza, entrambi erano di Pietracamela. Si sono conosciuti a Montreal ma hanno vissuto “felici e contenti” a Toronto.

I suoi genitori l’hanno mai portata in Italia a trovare i parenti? È stato questo a convincerla a trasferirsi qui a studiare e a vivere?
Sì, tornavamo spesso in Italia. Da quando è emigrato, mio padre ci torna almeno una volta l’anno: era in Italia pure quando sono nata! La prima volta che sono venuta avevo otto anni. Poi siamo venuti tutti insieme ogni due-tre anni, finché mia sorella maggiore non ha iniziato l’università. Sono cresciuta circondata da italiani, mangiando all’italiana, ascoltando l’italiano e amando tutto ciò che è italiano. Inevitabile che finissi qui!

Immagino che tutti le chiedano di fare un paragone tra Canada e Italia. Cos’è che ama così tanto dell’Italia al punto di aver deciso di restarci?
Da sempre le sfide mi affascinano e credo sia proprio questo che mi ha aiutata a sopravvivere in un Paese così bello ma pure tanto ostico! La vita in Italia è un po’ come un’enorme corsa a ostacoli: chi riesce a superarli indenne vince. È la legge del più forte. Sono anni che mi tocca lottare con gente che cerca di passarmi davanti in posta. Ma resto dell’idea che quasi sempre «Italians do it better». Ma sono qui da abbastanza tempo per dire che certe cose, invece, le fanno molto peggio. In comune abbiamo l’amore per il bello, e lo cerchiamo in tutte le cose. Trovo che gli italiani siano simpaticissimi e pure furbi: mi stupisce sempre la loro intraprendenza. Ogni chiacchierata poi è uno spasso, chiunque sia l’interlocutore.

La sua posizione a «The Florentine» implica grandi responsabilità. Sulla base di quali criteri sceglie le notizie da pubblicare sulla rivista quindicinale?
In Italia le notizie sono bizzarre quanto le persone, infatti ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. In linea di massima preferiamo pubblicare notizie belle, ma è giusto pubblicare anche quelle cattive, soprattutto se potrebbero influire sulla vita dei nostri lettori. Insomma, qualunque cosa che possa essere servire o interessare agli emigrati e agli amanti dell’Italia: cibo, vino, viaggi, cultura, costumi, arti figurative e lo stile di vita italiano in generale.

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