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I bambini non mangiano pesceCarne o pesce?

01 Marzo 2012
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Lo so perché anch’io, da bambina, non sopportavo il pesce. Non c’è una ragionevole motivazione a questo rifiuto mentale e fisico nei suoi confronti. Non mi piaceva e basta. Forse perché ha le squame o le ‘spine’, forse perché vive nell’acqua o perché puzza. O forse perché ho visto troppe volte La Sirenetta in tv. Non ho mai capito perché il mio apparato digerente si opponeva categoricamente alla sua digestione.

Ho molti ricordi d’infanzia legati a questa pietanza, anche perché vivere a pochi chilometri dal mare ne permette una reperibilità piuttosto immediata. Ricordo le sere buie in cui mio papà tornava da lavoro con il volto festoso mentre in mano teneva una retina di cappe longhe. Ricordo la gioia di mia mamma che si affrettava a pulirle e ad adagiarle con cura certosina sulla teglia prima di infornarle. Ricordo la trepidante attesa davanti alla tavola imbandita, con i crostini sparsi sulla tovaglia e pronti per tociar il sughetto. Ricordo mia mamma indossare le manopole e presentarci, raggiante, un tappeto di cappe fumanti. Ricordo i volti felici e golosi di mio papà e delle mie sorelle che si avventavano senza pietà e spazzolavano i piatti rendendoli più lucidi di prima. E ricordo anche, e soprattutto, il mio piatto, che si distingueva dagli altri perché unico fra tutti ospitava una bistecca, quasi sempre di maiale, la mia preferita.

E quanti ricordi simili a questi vagano nella mia memoria: una volta le protagoniste erano le cappe sante, un’altra le vongole (o pevarasse, come dice papà). Ora era il turno degli spaghetti alla busera, ora di quelli al nero di seppia. Un giorno c’era la zuppa di pesce, l’altro i crostini al salmone affumicato. Le variazioni su tema si sprecano, ma il mio piatto era sempre lo stesso, una bistecca!

Quanto terrore provavo ai pranzi ufficiali, a cresime, comunioni, nozze e battesimi: «Mamma, ma se c’è pesce io cosa mangio?!». E così mia mamma, lesta e attenta, fermava il primo cameriere per farmi preparare una briciolina; così tutti deliziati si sbaffavano il menù di mare, incuranti dei miei sguardi disgustati alla vista delle loro portate.

Non ricordo esattamente quando avvenne la conversione: localizzare la mia Damasco è piuttosto arduo, i suoi confini sono labili e sfuocati. So solo che oggi scalpito all’idea di una cena di pesce; che il mio primo al ristorante è sempre e rigorosamente un piatto di spaghetti alle vongole; che quando leggo le parole ‘baccalà-mantecato’ mi viene l’acquolina in bocca; che scampi e mazzancolle mi mandano in paradiso (l’aperitivo con i croissant di mazzancolle è semplicemente sublime); che il sushi è un appuntamento mensile costante nella mia dieta; che le grigliate di pesce stuzzicano il mio palato quasi più di una grigliata di costa ai ferri; che quando il cameriere chiede «I signori desiderano carne o pesce? », la mia voce risuona vittoriosa tra tutte «Pesce!!».

Alcune reticenze le conservo colpevolmente: non mangio i polipi, né le teste delle seppie: temo le ventose. E anche l’anguilla è ancora bandita. Ma adesso, quando capita che nei pranzi di famiglia mia mamma intavoli un vassoio di canoce, il mio piatto non ospita più una bistecca!

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